lunedì 12 febbraio 2018

Recensione "Tartarughe all'infinito" di John Green

Indagare sulla misteriosa scomparsa del miliardario Russell Pickett non rientrava certo tra i piani della sedicenne Aza, ma in gioco c’è una ricompensa di centomila dollari e Daisy, Miglior e Più Intrepida Amica da sempre, è decisa a non farsela scappare. Punto di partenza delle indagini diventa il figlio di Pickett, Davis, che Aza un tempo conosceva ma che, pur abitando a una manciata di chilometri, è incastrato in una vita lontana anni luce dalla sua. E incastrata in fondo si sente anche Aza, che cerca con tutte le forze di essere una buona figlia, una buona amica, una buona studentessa e di venire a patti con le spire ogni giorno più strette dei suoi pensieri.
Ho uno strano rapporto con John Green, mi piace...ma con delle piccole eccezioni, non ho amato "Colpa delle stelle", ma, nonostante sia stato il primo suo libro che io abbia letto, ho voluto continuare...ho adorato "Cercando Alaska" e "Will ti presento Will", un po' meno "Teorema Catherine"...ma in ogni caso ho trovato una scrittura brillante e personaggi magistralmente descritti, tutti con delle personalità eccezionali, tutti personaggi che avrei voluto conoscere nella vita reale, personaggi che, purtroppo, nella vita reale difficilmente si possono trovare.
Adolescenti cervellotici ed originali che raramente credo si possano incontrare, ma che decisamente chiunque vorrebbe aver incontrato nella propria adolescenza.
Un po' diversa la questione in questo caso.
"Tartarughe all'infinito" è un libro diverso dal solito Green a cui ero abituata, c'è sempre la sua scrittura brillante, le sue citazioni da ricopiare sui taccuini di cui tutti noi ci muniamo, ci sono sempre i suoi personaggi, sempre diversi, sempre originali, sempre magistralmente descritti. Quello che non c'è è una storia valida, una trama articolata. La storia che riguarda la scomparsa del miliardario Pickett e le vicende che riguardano le indagini svolte da Aza e da Daisy per ritrovarlo e accaparrarsi la ricompensa sono più che altro un  pretesto. Un  pretesto per inoltrarci nella mente e nei pensieri della protagonista. Una protagonista difficile, con problemi profondi, problemi che, io non sapevo, ma hanno afflitto anche l'autore in prima persona.
Non è semplice affezionarsi ad Aza e comprenderla, almeno per chi di manie ossessive e di crisi di panico non ha mai sofferto. Però devo ammettere che mi ha davvero colpito come Green sia riuscito a dare voce ad un problema mentale così profondo e credo difficile da descrivere e da vivere.
È riuscito a farlo con grande sensibilità, i discorsi di Aza tra sé e sé mi hanno colpita molto....il meccanismo che da un piccolo pensiero porta ad un pensiero intrusivo, da cui è impossibile uscire, ma che anzi la trascina in una spirale sempre più stretta, sempre più opprimente, che la costringe ad atti nocivi verso se stessa mi hanno toccata.
In tutto questo ho apprezzato molto anche la figura di Daisy, amica fedele, esuberante che la fa da contraltare alla personalità introspettiva di Aza, divertente, solare, sempre con la battuta pronta, ma anche lei con i suoi problemi che non riescono a emergere perché la protagonista assoluta è la malattia di Aza, malattia che non le permette di ascoltare veramente gli altri.
Come dicevo, la storia dell'indagine, il sentimento che sembra potrebbe sbocciare tra Aza e Davis tutto ciò che ruota attorno a quella che è in assoluto la protagonista del libro, sono solo un pretesto che fa da sfondo...addirittura un po' banale, con una fine scontata. Quello che non è scontato è ciò che succede ad Aza.
È un libro che consiglio, nonostante i suoi difetti mi è piaciuto molto. Per come è trattata e descritta una malattia che hai più è incomprensibile. Io continuo a promuovere Green ed il venire a conoscenza di cosa ha dovuto affrontare nella sua vita me lo rende anche più simpatico.

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